Rassegna Stampa

Facce da giovani su nero profondo

Testata: IL SABATO

Data:21 agosto 1982
Autore: Michele Brambilla
Tipologia: Feste e campi

Locazione in archivio

Stato:Rielaborato copia
Locazione: ASMA,RS2-0004,62

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Buzzoletto di Viadana (Ma)
Sul muro di un vecchio cascinale abbandonato hanno dipinto un’enorme croce celtica blu in campo rosso. Sopra di essa con la vernice bianca hanno scritto “Noi siamo lo stupendo modo di vivere in un mondo di morti!” Poco distante, sempre sotto una croce celtica, si legge un’altra grande scritta che ricorda sinistri disegni di un tempo “Europa Nazione”. Così i giovani della linea Rauti del Movimento sociale italiano si sono presentati a Buzzoletto di Viadana e per dar vita al loro quarto raduno nazionale propriamente detto campo Hobbit. “In verità – precisa uno dei partecipanti – questo è un Hobbit un po’ diverso, nel senso che gli anni scorsi erano raduni nazionali fra di noi per decidere un’iniziativa politica, questa volta abbiamo voluto incontrarci anche per avvicinare gli altri, quelli che non ci conoscono, per dire loro cosa facciamo e cosa vogliamo. Comunque chiamatelo come volete, non c’è differenza” Il programma del campo è intenso: quattro giorni 1-4 luglio, di discussioni, musiche e diapositive. Il tutto all’aria aperta: il campo Hobbit si tiene com’è di consuetudine in campagna: le tende sono sistemate in un pioppeto, i tavoli per i pranzi e cene in un grande prato, il quartier generale del servizio d’ordine è nel vecchio cascinale, all’ingresso del quale è stata dipinta la scritta casa Komando, accompagnata dall’immancabile croce celtica. Su una parete per completare la coreografia un antico guerriero e un ritratto di Nietzsche…….

Comincia il concerto. Inizia Michele di Fiò che è un po’ il preferito. La sua è una musica moderna, rock e anche disco music. Canta alcuni brani del suo ultimo LP Cavalcare la Tigre. Poi c’è Fabrizio Marzi, pure lui cantautore. Esegue un brano che si chiama “Sessantotto” Dice: camerati abbiamo sbagliato, nel ’68 dovevamo stare dalla parte dei ragazzi con l’eskimo e non con la polizia. Mattiato interviene e mi dice, “Sia chiaro che non strizziamo l’occhio a sinistra. Siamo su due pianeti diversi. Però dobbiamo riconoscere che nel ’68 c’erano effettivamente molte proteste giuste e noi non l’abbiamo capito. Adesso vorremmo rimediare all’errore chiedendo una maxi amnistia per tutti coloro destra o sinistra che siano che sono dentro per reati politici. Questi ragazzi devono essere reinseriti nella società e noi siamo pronti a collaborare con i movimenti dell’estrema sinistra con i quali ci siamo a lungo scontrati. I nostri morti e sono tanti, ci autorizzano a chiedere perdono" ”Continua il concerto. E' ’a volta di Nereo Zeper, che presenta il suo primo LP: si chiama All'insegna del cerchio antico. Sono quasi tutte fiabe con musica medievale. Un misto fra De Andrè e Branduardi. In una canzone (Diogene) dice: Cammina cammina son giunto alla fine. Son Diogene, il vecchio, ho la lampada in mano. Il mondo ho girato in cerca dell’uomo, modello d’ingegno e di dignità. Tre pulci ho nel sacco e un asino appresso, un porco ho raccolto o ho una vipera al collo. Mi seguon trottando un’oca e un pollo, è quel che ho raccolto dell’umanità”
Un’altra canzone Paracadutista dice” Correvo ai campi miei di nuvole fiero che sopra agli uomini ero volato un poco. Ed ogni volta la gioia scompariva dalla mia fronte, la terra ritoccavo amaramente, con rabbia ripiegavo la mia vela, riprendevo il corso della mia vita uguale: il compromesso inarrestabile con la viltà degli uomini, con un’esistenza inutile” Deluso dalla condizione umana, il paracadutista decide in un lancio di non aprire il paracadute e “finalmente s’accese il sorriso. Con un salto libertà, ti sono venuto a ritrovare con un salto, libertà, sono l’uccello che ha varcato il mare”
Finisce il concerto in un’esplosione di applausi e di saluti romani. “Tu credi ancora – mi chiede uno – che noi siamo solo dei fanatici e dei picchiatori? Se non lo pensi scrivilo, e scrivi anche che noi non facciamo solo politica, ma anche cultura. Anzi la nostra è soprattutto una cultura” Gli ricordo che Rudolf Hess, sostituto e successore di Hitler, soleva dire “Quando sento la parola cultura, carico la mia pistola” Ma non se la prende
MICHELE BRAMBILLA


Gruppi citati

FABRIZIO MARZI - MICHELE DI FIO' - NEREO ZEPER

Concerti:

CAM-PO’