Canzoni

FENESTA CHE LUCIVE

Anno: 1842

Gruppo:

Testo: Guglielmo Cottrau
Vincenzo Bellini (2) Musica: Giulio Genoino

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Fenesta ca lucive e mo’ nun luce
Sign’è ca nenna mia stace ammalata
S’affaccia la sorella e me lo dice
Nennella toja è morta e sotterrata.

Chiagneva sempe ca durmeva sola
Mo’ duorme co’ li muorte accompagnata
Va nella chiesa e scuopre lu tavuto
Vide nennella toja comm’è turnata

Da chella vocca che n’ascéano sciure
Mo’ n’esceno li vierme, oh che pietate
Zi’ parrucchiane mio, àbbice cura
‘Na lampa sempe tiénece allummata.
Finestra che splendevi ed ora non splendi
segno è che la mia piccola è ammalata
S’affaccia la sorella e me lo dice
la tua piccola è morta e sotterrata

Piangeva sempre perché dormiva sola
ora dorme in compagnia dei morti
Va’ nella chiesa ed apri la bara
guarda la tua piccola come è tornata

Da quella bocca da cui uscivano i fiori
ora ne escono i vermi, oh che pietà
zio parocchiano mio, àbbine cura
tieni per lei un lumino sempre acceso.

Note

Composta nel 1500, fu riscritta nel 1800 da Vincenzo Bellini. Così dicono per via della somiglianza con la melodia dell'Aria finale della Sonnambula. Ma sarebbe più logico pensare che sia stato il Catanese a ispirarsi al canto popolare preesistente.
Il testo di Fenesta che lucive fu rielaborato dal tipografo poeta Mariano Paolella nel 1854.

Fenesta che lucive trae origine da un canto siciliano, che narra la storia della baronessa di Carini. Il fatto realmente avvenuto è la morte di Laura La Grua assassinata dal padre e dal marito con la complicità di un frate del vicino convento.
La ragazza era amante di Ludovico Vernogallo, cavaliere di una famiglia rivale. Perciò fu preparato un agguato. Quando l’ignobile frate si accorse che gli amanti stavano assieme, avvisò don Cesare Lanza, il padre della giovane, che si precipitò quella notte al castello di Carini e, fatto circondare il castello dai suoi armigeri, vi irruppe, li sorprese a letto e li uccise. Correva l'anno 1563. Si dice che da allora il fantasma di Laura vaghi senza pace nelle stanze del castello di Carini, e si intraveda di notte attraverso una finestra "ca lucive" (che splendeva) e ora non splende più.