Rassegna Stampa

Cantare il passato per guardare al futuro

Testata: SECOLO D'ITALIA

Data:7 ottobre 1993
Autore: Federico Gennaccari
Tipologia: Reportage concerto

Locazione in archivio

Stato:Originale
Locazione: ASMA,RS5-0002 (RS2-0012),10 (45)

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Grande emozione a Milano alla Festa del "Secolo d'Itali" al concerto di Leo Valeriano, Fabrizio Marzi, Alberto Arrighi, e degli Amici del Vento. La canzone controcorrente degli anni '60

di FEDERICO GENNACARI

Come eravamo negli anni Settanta? Cosa cantavamo? Quella di lunedi sera alla Festa del Secolo certamente non è stata una serata nostalgica, di quelle tanto di moda sui favolosi anni Settanta, con tanto di sabbia e tutte quelle spensierate canzoncine balneari. No. Niente nostalgia, solo una boccata di ossigena per riprendere fiato e ridare coraggio alle nostre speranze, uno sguardo al passato e il futuro, "non per celebrarci o per commemorarci - come ha detto Walter jeder - ma per alzare di nuovo la bandiera al vento con quel tanto di speranza, di slancio, con quel po' di adrenalina che riuscivamo a spendere in quei giorni difficili" e " per passare idealmente le consegne che nel '70 noi che abbiamo fatto la nostra guerra civile ricevemmo da chi 25 anni prima aveva partecipato alla Rsi e ad un'altra guerra civile - ha aggiunto Giudo Giraudo - crediamo nella testimonianza della nostra batatglia di aver preso una fiaccola, di aver raccolto degli ideali e di averli portati fino ad oggi" Con l'intervento di Romano La Russa che ha ricordato alcuni momenti del MSI e del FdG milanese di ieri e l'impegno di quello di oggi si è conclusa la parte parlata della serata, dedicata ad un militante straordinario un esempio per tutto il nostro mondo, come Luciano Laffranco, scomparso un anno fa. Quindi è toccato alla musica con leo Valeriano, uno dei padri della canzone alternativa, che alla fine degli anni Settanta ha illustrato la via a quanti lo avrebbero seguito cinque - sei anni dopo. E Valeriano ha voluto ricordare le origini della sua esperienza e un personaggio importante come Luciano Cirri con la nascita prima del Bagaglino, Cirri, Palumbo, Pingitore e Castellacci e poi de "Il giardino dei supplizi" voluto dallo stesso Cirri poiché reputava i testi del Bagaglino ormai troppo tenui per la situazione politica. Ecco cosè "Berlino" "Budapest" e la poesia di Cirri "Padre sole" poi " Un ragazzo", "La Domenica delle Palme" altri due classici come "Tempo da lupi" e "Il coraggio di dire no" Quindi quattro canzoni nuove sull'oggi, due tipicamente cabarettistiche sull apolitica, le altre sulla rabbia e l'impegno, prima di chiudere con "Bella bambina". Però non c'era solo Valeriano ma anche alcuni di quelli che ne seguirono l'esempio, pur senza avere accanto un poeta come Cirri, che hanno avuto un loro spazio all'interno del concerto di questo fratello maggiore. Prima Fabrizio Marzi, introdotto da Walter Jeder, autore dei testi, il quale ha ricordato alcuni aspetti degli Anni '70 (Si veniva nutriti a latte e antifascismo) e il contesto nel quale è nato l'album Zoo e le tre canzoni proposte l'altra sera: Canzone per l'Europa, Bandiera, e Un Uomo da bruciare. Poi Alberto Arrighi, un giovane degli anni '90 che ha cantato altri brani di quegli anni legati all'esperienza romana come "Eri bella" di Marcello de Angelis "Piccolo Attila" di Gabriele Marconi e non de Angelis come erroneamente detto da Arrighi, dedicata al fratello di Marcello, Nanni del quale l'altra sera, come è stato ricordato, ricorreva il tredicesimo anniversario della morte ("suicida" in carcere secondo la versione ufficiale, in realtà deceduto per le conseguenze delle percosse ricevute durante l'arresto) e "Nostri canti assassini" di Massimino. Il momento più emozionante della serata sono stati però gli Amici del Vento (Marco Venturino accompagnato come seconda chitarra da Fabio Constantinescu e presentato da Guido Giraudo) che in vista del concerto di novembre per ricordare il decimo anniversario della scomparsa di Carlo Venturino, hanno fornito un piccolo assaggio di quattro brani: "Noi", una delle prime canzoni scritte dal gruppo, "Il nostro tempo" una delle ultime "Anni 70" scritta nel 1986 da Marco (insieme alla precedente fa parte della cassetta "vecchio ribelle" recentemente pubblicata dalla Alpharecords dopo il successo del cofanetto con le storiche cassette di "Trama Nera" e "Girotondo" e che contiene canzoni inedite, alcune scritte da Carlo e Marco, altre come "anni 70" scritte da Marco dopo la morte del fratello) e per finire l'immancabile "amici del Vento" cantata in coro con il pubblico tutto in piedi. Già il pubblico, stavamo per dimenticarcene, una componente essenziale per i conferti ufficiali, quelli fatti da professionisti abituati a stare sul palco, figuriamoci per questo happening che ha richiamato alla Rotonda della Besana più di duecento persone, alcune giunte appositamente per l'occasione da Genova, Padova, Roma, ecc, nonostante la fredda serata milanese. Ma a riscaldare l'ambiente, tra ricordi e emozioni, ci hanno pensato la musica e le parole, la liricità di Valeriano, la voce più matura di Marzi, l'emozione di Arrighi, la grinta di Marco Venturino. Non è stato tutto perfetto naturalmente, altrimenti non sarebbe stato un concerto di musica alternativa dove non è mai mancata una buona dose di improvvisazione) ma non importano gli errori dettati dall'emozione o qualche scelta musicale poco felice, Valeriano meglio alla chitarra che alla tastiera, infatti tutte le canzoni di musica alternativa, ricordiamo anche la Compagnia dell'Anello, ZPM, Michele di Fiò, Roberto Scocco, La Clessidra, Atellana ecc, sono canzoni scritte col cuore senza bilancini o previsioni commerciali, magari usando solo tre o quattro accordi e anche chi le asclora lo ha sempre fatto con il cuore, andando oltre le questioni formali. Canzoni scritte per raccontare se stessi, le proprie idee la propria rabbia, le difficoltà quotidiane, gli amici caduti o persi per strada, nel corso della serata sono state ricordate con Sergio ramelli ed Enrico Pedenovi anche tutte le vittime degli Anni '70 e '80, usando anche l'ironia contro gli avversari e il ricordo delle tradizioni medievali, canzoni che hanno accompagnato l'impegno di tanti militanti di ieri, di oggi e di domani, perché da sempore il canto accompagna tutte le fasi della vita dell'uomo. Musica di ieri quindi quella ascoltata Lunedì sera alla Besana, però proiettata verso il domani, perché come ricorda la più celebre canzone della Compagnia dell'Anello, "Il domani appartiene a noi" e aspetta il nostro impegno, non solo musicale.


Gruppi citati

ALBERTO ARRIGHI - FABRIZIO MARZI - LEO VALERIANO - AMICI DEL VENTO

Concerti:

COME ERAVAMO