Rassegna Stampa

Per gli amici sono solo Massimino

Testata: IL GIORNALE D'ITALIA (online)

Data:10 marzo 2017
Autore: Cristina Di Giorgi
Tipologia: Specifico

Locazione in archivio

Stato:Pdf Rivista completa
Locazione: ASDI-Archivio digitale RS,Il Giornale d'Italia,IlGiornaledItalia_20170310

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Per raccontare chi era Massimo Morsello – anzi, chi è, perché i grandi Uomini non se ne vanno mai – servirebbero migliaia di parole. E forse nemmeno basterebbero. Sono infatti tantissime le cose che si potrebbero dire di lui, della sua musica, della sua arte, del suo percorso personale e politico, della sua lotta contro un male che, sedici anni fa - il 10 marzo 2001 - se l'è portato via. Massimino (così lo chiamavano gli amici e i camerati) è un simbolo, un esempio, un poeta che ha cantato per tutto il frammentato ambiente della destra di ieri e di oggi, facendosi riferimento – con i suoi brani e con la sua vita – per chi intende vivere davvero. A lui Canti Ribelli, Lorien, La Fenice, Raido e Rupe Tarpea hanno dedicato un opuscolo che raccoglie contributi, testimonianze, testi ed immagini. Che nell'insieme, come tante piccole tessere di un mosaico, danno l'idea di chi è Massimo.
“Per come si è espresso attraverso la sua discografia – scrive Francesco Mancinelli – è stato quanto di più originale e poetico ha prodotto lo spaccato dei cantautori militanti. Era De Gregori il Suo modello e non lo ha mai tradito, soprattutto in quel suo tentativo composto, arcano e quasi introspettivo di proporre canzoni di stile interiore, di superiorità aristocratica e distaccata, quasi che ci comunicasse tra le righe che comunque fosse andato il mondo c’era un Dovere, una Legge, un Imperativo da seguire individualmente e comunitariamente”. Ed ancora: “Ebbi l'onore di suonare con lui. Il silenzio che si respirava nella sala quando iniziò la sua esibizione era surreale. C’era della magia nell’aria, lo ricordo perfettamente – racconta Gianluca Iannone - una magia che univa persone di vari schieramenti, di varie età, di varia classe sociale. Tutti erano rapiti dalla sua figura e dalle sue note. E tutti restavano incantati anche dai suoi silenzi, perché la magia che si sprigionò in quella occasione era puro Amore”.
Franz dei Londinium Spqr ha poi ricordato la “grandissima umanità” di una persona che anche “nei momenti di maggior successo non ha mai dimenticato le proprie origini e i valori fondanti della Comunità di persone da lui capitanata. Un Uomo che nei momenti più difficili non ha mai perso la speranza ed ha saputo trasmettere agli altri entusiasmo ed ottimismo. In poche parole, un Capo”.
Ricordi dunque, anche personali come quelli di Gabriele Marconi, di Gino e Mario della Compagnia dell'Anello (“Lo ricordiamo con grande affetto, testimoniando con ogni concerto un’avventura iniziata quasi per gioco e che ci vide compagni per un tratto di strada indimenticabile”), di Skoll (che a dedicato a Massimo una canzone ed è autore dell'intervista “Frammenti di cuore”). Emanuele degli Hobbit racconta poi di una telefonata ricevuta da Londra (“Ho imparato come lui riuscisse a stupirti e allo stesso tempo a metterti a tuo agio con poche parole”), di momenti vissuti insieme. E poi “i suoi consigli, la sua gioia, il suo nascondere il dolore dietro un sorriso, il suo modo di donarsi completamente a quella che considerava fieramente la sua comunità, i suoi ragazzi”.
Guido Giraudo, anima instancabile della Lorien, parla direttamente a Massimo. E gli dice: “siamo andati avanti perché tu ci hai insegnato con l'esempio che l’armonia, la poesia e la bellezza sono il vestito di cuori puri, di anime forti, di menti coraggiose. Anche questo ci hai lasciato, ed è giusto che noi si faccia di tutto per trasmetterlo a sempre nuove generazioni”.
Flavio Nardi (Rupe Tarpea) invita poi tutti a riflettere su una “straordinaria esperienza di vita”, quella di “un Uomo che ha saputo vincere la sconfitta, porsi dei compiti e delle missioni, costruire un percorso di realizzazione, frutto sudato di tenacia, sofferenza, passione, applicazione sempre accompagnati dal sorriso”. E tutto questo non se l'è tenuto per sé, ma “ha voluto e saputo farne dono, metterlo a disposizione del proprio mondo” affinché fosse “messe condivisa, come il pane che si spezza per gli amici”.
Mario Giancaspro – che ha scritto ed interpretato “Massimo”, una meravigliosa canzone dedicata proprio a Morsello, dalla quale è tratto il verso che fa da titolo a questo articolo – racconta di lui come di “una delle persone più positive e capaci di sempre, in grado di trasmettere ed insegnare anche senza volerlo”. Ed in fine Fabrizio Marzi, quasi a chiudere un cerchio che non si chiude, riproponendosi all'infinito, ricorda gli esordi di Mssimino su un palco a Campo Hobbit 2, nel 1978: “un volto da ragazzino, l’armonica quasi incollata alla bocca, la chitarra in mano e tanta grinta”.
Quella stessa grinta che ognuno di quelli che ha conosciuto Massimo, anche “solo” attraverso la sua musica, prova costantemente nel pensare a lui, nell'ascoltare i suoi brani, nel ricordarlo. Come faranno coloro che, si ritroveranno come ogni anno per il Memorial a lui dedicato (quest'anno l'appuntamento è per sabato 11 marzo al Presidio di Milano, in piazza Aspromonte) per cantare insieme “la stessa canzone. Ed il vino dentro il nostro bicchiere avrà un sapore di rivoluzione”.


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MASSIMO MORSELLO